
ombre /niente di nuovo
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Foglio senza data
La miglior cosa sarebbe scrivere gli avvenimenti giorno per giorno. Tenere un diario per vederci chiaro. Non lasciar sfuggire le sfumature, i piccoli fatti anche se non sembrano avere alcuna importanza, e soprattutto classificarli. Bisogna dire come io vedo questa tavola, la via, le persone, il mio pacchetto di tabacco, poiché è questo che è cambiato. Occorre determinare esattamente l’estensione e la natura di questo cambiamento.
Jean-Paul Sartre, La nausea, 1938.




Il signor di Rollebon mi opprime. Mi alzo. Mi muovo in questa luce pallida; la vedo cambiare sulle mie mani e sulle maniche della mia giacca: non so dire quanto mi disgusti. Sbadiglio. Accendo la lampada sul tavolo: magari la sua luce potrà combattere quella del giorno. Ma no: la lampada fa una pozza pietosa tutt’intorno al suo piede. Spengo; mi alzo. Sul muro v’è un buco bianco, lo specchio. È una trappola. So che sto per lasciarmici prendere. Ci siamo. La cosa grigia è apparsa sullo specchio. Mi avvicino e la guardo, non posso più andarmene. È il riflesso del mio volto. Spesso, in queste giornate perdute, rimango a contemplarlo. Non ci capisco nulla di questo volto. Quelli degli altri hanno un senso. Ma non il mio. Non posso nemmeno decidere se sia bello o brutto. Immagino sia brutto, poiché me l’hanno detto. Ma questo non mi tocca. In fondo son perfino urtato che si possano attribuirgli qualità di questo genere, come se si dicesse bello o brutto un pezzo di terra o in masso di roccia. […] Il mio sguardo scende lentamente, con disgusto, su questa fronte, su queste guance: non incontra nulla di fermo, si arena. Evidentemente v’è un naso, due occhi, una bocca, ma tutto ciò non ha senso, nemmeno espressione umana. Eppure Anny e Vélines mi trovavano una espressione viva; può darsi ch’io sia troppo abituato al mio viso. Quand’ero piccolo mia zia Bigeois mi diceva: – Se ti guardi troppo allo specchio, ci vedrai una scimmia -. Io debbo essermici guardato anche più a lungo: ciò che vedo è ben al di sotto della scimmia, al confine col mondo vegetale, al livello dei polipi. Vive, non dico di no, ma non era a questo genere di vita che alludeva Anny: vedo dei leggeri fremiti, vedo una carne scipita che si schiude e palpita con abbandono. Gli occhi, soprattutto, così da vicino, sono orribili. Son vitrei, molli, ciechi, orlati di rosso, sembrano scaglie di pesce. M’appoggio con tutto il peso sulla sponda di maiolica, avvicino il viso allo specchio fino a toccarlo. Gli occhi, il naso e la bocca spariscono: non resta più nulla di umano.

[16 ottobre 2022 – 08 gennaio 2023]